Carlotta Castelnovi

I miei fiori sono il sorriso della terra.
Voi, viaggiatori spogli e lucidi che attraversate i deserti del mondo, liberi da tutti i vestiti, in attesa di un nuovo giardino d’ombra e desiderio.
Guardate: nei fiori riposa la certezza.
Nei fiori dorme l’oasi che cercate.
Passate tutti come api che ronzano inebriati dal suo profumo.
Portate i segni appassiti della mia stessa passione: un fiore dietro l’orecchio, colto in un altro giardino, una ghirlanda attorno al collo, tessuta da mani ormai lontane.
Il mio sguardo vi segue, indugia su di voi. Vi aspetto da sempre. Dal dirigibile lascerete cadere un bigliettino avvolto in un nastro.
Chiederete: se io fossi un sottomarino, mi lasceresti dormire nel tuo acquario?
Alzerete il cappello, domanderete: se io fossi una conchiglia mi lasceresti ascoltare la tua canzone?
I miei fiori sono i sogni della terra.
Stanno sospesi in aria.
Come il tuo sottomarino spinto da due stelle.
Come il tuo transatlantico che guidi sopra la testa.
Chiudete gli occhi e camminate sonnambuli per il mondo.
Sotto di voi la terra sogna.
Sospesi come voi nell’aria, i fiori parlano, trasognanti.
Anche loro vivono il loro esilio dalla terra.
Vi mostro il mio teatrino floreale, vi offro il mio miglior viso.
Bisogna annaffiare i sogni, strappare le sete.
Assorbire i colori, mordere il desiderio.
Fare indugiare ciò che è effimero.
La casa viaggia con me, sospesa nel nulla.
Ogni giorno vado a prendere l’acqua al grande fiume di luce che scorre sotto i miei piedi.
È il mio mestiere di pazienza, mantenere un sorriso, la sua feroce innocenza, la sua vecchia saggezza.
I miei fiori sono i pensieri della terra.
Tu che passi in lontananza, assorto nei tuoi pensieri.
Ascolti la mia canzone?
Tu che passi in alto, aereo, giunge fino a te il mio profumo?
Sono la fioraia, suono un organetto di petali.
Vi invito ad ascoltarlo.
Vi parlo all’orecchio.
Ascoltate i fiori, la loro lontana melodia.
Il mio giardino ha un tetto di camelie, una finestra di orchidee, muri di violette.
È un anemone, una nuvola fiorita e combattente.
Combatto l’ombra, apro le linee, confondo le uscite.
Come uno sciame di pesci che disperde i predatori, sottomettendoli al suo gioco.
Una fantasmagoria attraversa il vostro sguardo.
Un arcipelago colora la vostra solitudine.
I miei fiori sognano, freschi e colorati.
Esprimi un desiderio, prendi bene la mira e porta la tua isola come trofeo.
Lettere, baci, cornucopie.
I miei fiori sono la gioia del mondo.
Anch’io sono un fiore galleggiante, un naufrago in equilibrio sui miei piedi gracili.
Fiorisco per i vostri occhi perché è a loro che parlo.
Sono il loro giardiniere, la guardiana della vostra casa lacustre.
Non ha ruote, ma giro per voi, giro intorno alla vostra gioia futura ed effimera.
Con mano tenera accarezzo i gambi, coccolo i petali, costruisco diligentemente la ragnatela di lune che sorregge il cielo, i delicati steli d’amore che sospendono il mondo.
Canto l’alfabeto botanico.
Esibisco l’allegria del mondo.
I miei fiori rabbrividiscono e esplodono di gioia.
Venite, scegliete il vostro fiore e poi con esso in mano penetrate quei portici d’ombra e seguite la vostra sorte.
Tu che porti un fiore all’orecchio e passi gioviale fischiettando, tu che guidi quel pensiero volante attraversando la notte delle stelle.
Cosa nascondi dentro il tuo dirigibile?
Libera la sua pancia, ci sono migliaia di fiori, come manna dei cieli da regalare al mondo.
Cosa celi sotto il tuo cappello?
Alzalo, saluta il mondo: ci sono centinaia di fiori che vogliano spiccare il volo come colombe.
Io sono quella che sorride.
Un fiore, una fonte, un’elica.
Un ancora nel nulla.